Perché Efira
Disclaimer

Per i webmaster
Siti partner o collegati

Efira - Home Page

Scrivici
Segnala questo sito | Pubblicità
Iscriviti alla newsletter | Fai di Efira la tua home page

 

 

 

Forum

Ritagli stampa

Management

Aforismi e citazioni
Al cinema
Controcorrente
Favole
I test di Efira
Letture
Locuzioni latine
Lo scaffale del manager
Murfologia quotidiana
Poesie
Primo piano
Racconto
Spigolature
Spotlights
Stupidario
Varie
Altri siti di management

Cerca conGoogle

Nel web In Efira

Umorismo

Fumetti
Galleria del buonumore
Giochi di parole
L'angolo di Baratti
Scopri chi eri
Ti è compatibile?
Video clip
Vignette

 

 

LE POESIE DI EFIRA

Ultima poesia pubblicata | Per autore A - L | M - Z | Le favole

Non la mando giù questa brutta abitudine
Je ne puis souffrir cette lâche méthode
di Molière

ALCESTE
No. Non la mando giù questa brutta abitudine,
Questo farsi le feste che va tanto di moda.
Non c'è niente che odio più delle contorsioni
Di questi grandi acrobati del vivere sociale,
Questi eterni impiegati del servizio mondano,
Questi cerimonieri della futilità,
Che sparano qua e là complimenti a casaccio
Colpendo alla rinfusa chi li vale e chi no.
Ma che senso può avere che uno venga lì
A farti le carezze e a dirti che sei un genio,
Se la stessa carezza, cinque minuti dopo,
Così com'è, di corsa, è rivenduta a un tanghero?
Non c'è anima nobile, non dico signorile,
Che abbia voglia di elogi così prostituiti,
E se poi è vanitosa, che cos'ha da gioire
Nel vedersi abbassata al livello di tutti?
Ogni stima rivela anche una preferenza,
E stimare chiunque è stimare nessuno.
Per voi non è così? Questa moda vi piace?
Perdio!, state alla larga e da me e dai miei amici;
lo dirò sempre no, a questa marmellata,
Per cui non puoi distinguere tra persona e persona.
Voglio che si distingua, io, tra me e quello lì.
Non fa per me, chi è fatto per il genere umano.

[…]

Io non scherzo per niente.
lo non risparmio niente, se di mezzo c'è il vero.
Mi sanguinano gli occhi, e mi brucia la bile
A vedere la vita di nobili e borghesi;
Mi cola un umor nero, vivo come in un incubo,
Se penso a come è fatta la società degli uomini.
Dappertutto non vedo che intrigo, adulazione,
Iniquità, interesse, astuzia, tradimento.
lo non ne posso più, io perdo la ragione.
Vorrei spaccar la testa, io, al genere umano.

---ooOoo---

ALCESTE
Non, je ne puis souffrir cette lâche méthode
Qu'affectent la plupart de vos gens à la mode;
Et je ne hais rien tant que les contorsions
De tous ces grands faiseurs de protestations,
Ces affables donneurs d'embrassades frivoles,
Ces obligeants diseurs d'inutiles paroles,
Qui de civilités avec tous font combat,
Et traitent du meme air l'honnete homme et le fat.
Quel avantage a-t-on qu'un homme vous caresse,
Vous jure amitié, foi, zèle, estime, tendresse,
Et vous fasse de vous un éloge éclatant,
Lorsqu'au premier faquin il eourt en faire autant?
Non, non, il n'est point d'ame un peu bien située
Qui veuille d'une estime ainsi prostituée;
Et la plus glorieuse a des régals peu chers,
Dès qu'on voit qu'on nous mêle avec tout l'univers:
Sur quelque préférenee une estime se fonde,
Et c'est n'estimer rien qu'estimer tout le monde.
Puisque vous y donnez, dans ces vices du temps,
Morbleu! vous n'etes pas pour etre de mes gens;
Je refuse d'un cœur la vaste complaisance
Qui ne fait de mérite aucune différence;
Je veux qu'on me distingue; et pour le trancher net,
L'ami du genre humain n'est point du tout mon fait.

[…]

Je ne me moque point,
Et je vais n'épargner personne sur ce point.
Mes yeux sont trop blessés, et la cour et la ville
Ne m'offrent rien qu'objets à m'échauffer la bile:
J'entre en une humeur noire, et un chagrin profond,
Quand je vois vivre entre eux les hommes comme ils font;
Je ne trouve partout que lâche flatterie,
Qu'injustice, intérêt, trahison, fourberie;
Je n'y puis plus tenir, j'enrage, et mon dessein
Est de rompre en visière à tout le genre humain.
 

Da Il Misantropo, Atto I, scena I, versi 41-64, 89-96
(Traduzione di C. Garboli)

Molière, pseudonimo di Jean-Baptiste Poquelin (1622-1673)

Molière, pseudonimo di Jean-Baptiste Poquelin (atto-re e commediografo francese, 1622-1673)
Figlio di un ricco borghese parigino che lo aveva destinato a una carriera giuridica, Jean-Baptiste Poquelin decise di disattendere al volere del padre e di dedicarsi al teatro. Assunto il nome d'arte di Molière fondò, insieme all'amante Madeleine Béjart e alcuni suoi parenti e amici, la compagnia dell'Illustre Théâtre, di cui assunse la direzione.
Malgrado tutte le difficoltà, morali e materiali, Molière godette di uno straordinario successo presso il pubblico, la corte e altri scrittori, grazie alla capacità di realizzare una sintesi di tutti i generi del teatro comico: la farsa, la commedia dell'arte e la commedia psicologica, inaugurata da Corneille intorno al 1630. Della commedia italiana utilizzò, anche nelle sue opere più serie come Tartufo, soprattutto lo stile di recitazione.
Le sue opere, circa una trentina, diverse per genere, sono quasi tutte fondate sulla comicità che nasce spesso dalla rappresentazione, caricaturale e deformata, della società dell'epoca. Colto da malore in scena durante la quarta replica della sua ultima opera Il malato immaginario, muore la sera stessa nella sua casa.

Invia ad un amico

Ultima poesia pubblicata | Per autore A - L | M - Z | Le favole

In evidenza

.

Stampa la pagina