Perché Efira
Disclaimer

Per i webmaster
Siti partner o collegati

Efira - Home Page

Scrivici
Segnala questo sito | Pubblicità
Iscriviti alla newsletter | Fai di Efira la tua home page

 

 

 

Forum

Ritagli stampa

Management

Aforismi e citazioni
Al cinema
Controcorrente
Favole
I test di Efira
Letture
Locuzioni latine
Lo scaffale del manager
Murfologia quotidiana
Poesie
Primo piano
Racconto
Spigolature
Spotlights
Stupidario
Varie
Altri siti di management

Cerca conGoogle

Nel web In Efira

Umorismo

Fumetti
Galleria del buonumore
Giochi di parole
L'angolo di Baratti
Scopri chi eri
Ti è compatibile?
Video clip
Vignette

 

 

LE POESIE DI EFIRA

Ultima poesia pubblicata | Per autore A - L | M - Z | Le favole

A Licinio
di Quinto Orazio Flacco

Meglio vivrai, Licinio, se sempre non sfidi
l'alto mare e non troppo avvicini,
mentre temi prudente le tempeste,
il lido infido.

Chi ama tenersi nell'aureo mezzo
evita sicuro lo squallore di un tetto
decrepito, evita sobrio una reggia
che suscita invidia.

Più spesso è scosso dal vento un grande
pino e crollano con maggiore rovina
le alte torri e i fulmini investono
le cime dei monti.

Nella sfortuna l'animo bene temprato
spera una sorte diversa e la teme
nella fortuna. Giove riporta
gli squallidi inverni.

e li allontana. Se triste è l'oggi
non sarà così anche il domani: l'arco
non sempre tende Apollo ma con la cetra
risveglia talvolta la poesia sopita.

Mostrati nella sorte avversa coraggioso
e forte; e pure riduci accorto le vele
quando troppo favorevole vento
le gonfia.

Rectius vives, Licini, neque altum
semper urgendo neque, dum procellas
cautus horrescis, nimium premendo
litus iniquom.

Auream quisquis mediocritatem
diligit, tutus caret obsoleti
sordibus tecti, caret invidenda
sobrius aula.

Saepius ventis agitatur ingens
pinus et celsae graviore casu
decidunt turres feriuntque summos
fulgura montis.

Sperat infestis, metuit secundis
alteram sortem bene praeparatum
pectus. Informis hiemes reducit
Iuppiter, idem

summovet. Non, si male nunc, et olim
sic erit: quondam cithara tacentem
suscitat Musam neque semper arcum
tendit Apollo.

Rebus angustis animosus atque
fortis appare; sapienter idem
contrahes uento nimium secundo
turgida vela.

Odi, II, 10.

Quinto Orazio Flacco (65-8 a.C.)

Quinto Orazio Flacco (poeta latino, 65-8 a.C.).
Nato a Venosa (Potenza) e di umili origini (il padre era un liberto), Orazio fu portato a studiare nelle migliori scuole di grammatica e retorica di Roma. Si perfezionò ad Atene quando aveva vent'anni, e nella maturità frequentò la scuola epicurea di Sirone a Napoli in compagnia di Virgilio che gli fece conoscere Mecenate.
Orazio non è solo il poeta del carpe diem (cogli l'oggi), ma anche e soprattutto dell'aequus animus (equilibrio morale). Le sue liriche esortano all'aurea mediocritas (giusta via di mezzo), posizione saggia ed equilibrata che consiste nel restare distanti sia dalla miseria che dagli eccessi.

Invia ad un amico

Ultima poesia pubblicata | Per autore A - L | M - Z | Le favole

In evidenza

.

Stampa la pagina