Perché Efira
Disclaimer

Per i webmaster
Siti partner o collegati

Efira - Home Page

Scrivici
Segnala questo sito | Pubblicità
Iscriviti alla newsletter | Fai di Efira la tua home page

 

 

 

Forum

Ritagli stampa

Management

Aforismi e citazioni
Al cinema
Controcorrente
Favole
I test di Efira
Letture
Locuzioni latine
Lo scaffale del manager
Murfologia quotidiana
Poesie
Primo piano
Racconto
Spigolature
Spotlights
Stupidario
Varie
Altri siti di management

Cerca conGoogle

Nel web In Efira

Umorismo

Fumetti
Galleria del buonumore
Giochi di parole
L'angolo di Baratti
Scopri chi eri
Ti è compatibile?
Video clip
Vignette

 

 

LE POESIE DI EFIRA

Ultima poesia pubblicata | Per autore A - L | M - Z | Le favole

Ho cantato il quieto Achille
I sang of quiet Achille
di Derek Walcott

Ho cantato il quieto Achille, figlio di Afolabe,
che non è mai salito in un ascensore,
che non aveva passaporto, perché l'orizzonte non lo richiede,

che mai mendicò né prese in prestito, e non fu cameriere di nessuno,
la cui fine, quando verrà, sarà una morte per acqua
(non è cosa per questo libro, che resterà a lui sconosciuto

e non letto). Ho cantato la sola strage
che gli portò gioia, figlia della necessità: quella
della pesca, ho cantato i solchi della sua schiena al sole.

Ho cantato la nostra vasta nazione, il Mar dei Caraibi.
Odiava le scarpe, le suole erano crepate come una pietra,
era gentile con le scotte, aveva un solo bel vestito,

lui che nessun uomo osava insultare e che non insultava nessuno,
il cui vasto sorriso era un bianco frangente crestato, ma il cipiglio
era una montante massa di nubi, il suo pugno di ferro

mi farebbe maggior onore se sorreggesse le maniglie
della mia bara che non il mio alzando il suo feretro,
quando le due ancore verranno calate in quest'isola.
[…]

---ooOoo---

I sang of quiet Achille, Afolabe' s son,
who never ascended in an elevator,
who had no passport, since the horizon needs none,

never begged nor borrowed, was nobody's waiter,
whose end, when it comes, will be a death by water
(which is not for this book, which will remain unknown

and unread by him). I sang the only slaughter
that brought him delight, and that from necessity
of fish, sang the channels of his back in the sun.

I sang our wide country, the Caribbean Sea.
Who hated shoes, whose soles were as cracked as a stone,
who was gentle with ropes, who had one suit alone,

whom no man dared insult and who insulted no one,
whose grin was a white breaker cresting, but whose frown
was a growing thunderhead, whose fist of iron

would do me a greater honour if it held on
to my casket' s oarlocks than mine lifting his own
when both anchors are lowered in the one island.
[…]

Da Omeros, Capitolo LXIV
(Traduzione di A. Molesini)

Derek Walcott (1930)

Derek Walcott (poeta di Saint Lucia, 1930)
Figlio di un pittore e di una insegnante, da giovane si è dedicato alla pittura e studiato teatro a New York. Dopo vari lavori (attore, insegnante, giornalista) ha tenuto per anni la cattedra di poesia dell'Università di Boston.
Fisico massiccio da lottatore, sguardo ironico, gusto per la battuta e occhi piccoli azzurro cielo incastonati in un volto spigoloso e mulatto segnato dal sole dei Caraibi, Walcott è l'uomo che ha colto e vinto la sfida di raccontare i suoi Caraibi, e non solo. La sua poesia - infatti - è caratterizzata anche dalla memoria dell'infanzia, dalla violenza della storia e dalle difficoltà politiche delle società post-coloniali. Premio Nobel nel 1992, la sua opera più importante è il poema  Omeros: libro di interferenze e di incroci di oltre 8000 versi che non ha nulla a che fare con i poemi omerici; l'idea originaria dell'opera ha a che fare invece con Saint Lucia, l'isola dove è nato che i  pescatori hanno soprannominata Elena di Troia per via del fatto che è stata a più riprese conquistata e persa da inglesi e francesi. Da questo elemento il poeta è partito, per poi sconfinare in atmosfere dantesche.

Invia ad un amico

Ultima poesia pubblicata | Per autore A - L | M - Z | Le favole

In evidenza

.

Stampa la pagina