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Pagina iniziale | A  B  C  D  E  F  G  H  I  K  L  M  N  O  P  Q  R  S  T  U  V  W  X  Y  Z | Aforismi e citazioni

Da ubi consistam.
Dammi un punto di appoggio.
Abbreviazione del motto di Archimede: "Da mihi ubi consistam, terramque movebo" (Datemi un punto di appoggio e solleverò il mondo), alludendo alla proprietà della leva. Si cita quando si domandano i mezzi necessari a intraprendere qualche grande impresa.

Dat veniam corvis, vexat censura columbas.
La censura (la critica) risparmia i corvi, e tormenta le colombe.
Giovenale (Satire, 2, 63)

Sentenza che viene spontaneo applicare quando si vedono perseguitati gli innocenti mentre restano impunitii malvagi.

Date obolum Belisario.
Fate l'elemosina a Belisario.
Frase celebre che, se ha sapore di leggenda, come ritengono i critici, riguardo al grande generale abbattuto dalla sorte, significa che non bisogna infierire con i perseguitati dalla sfortuna.

Datur omnibus.
Si dà a tutti.
Scritta che si legge sulla porta di qualche monastero ad indicare che la carità di Cristo abbraccia indistintamente tutti, ricchi e poveri.

Davus sum, non Oedipus.
Sono Davo, non Edipo.
Terenzio (Andria, 2, 24)

"Davo"qui significa un povero schiavo ingenuo; "Edipo", invece, il re di Tebe, persona sublime ed intelligente. Si allega questa sentenza quando si vuol addurre la propria debolezza come scusa per non assumere o compiere incarichi troppo alti o difficili.

De auditu.
Per sentito dire.

De facto.
Di fatto (contrapposto a 'de iure').

De gustibus non disputandum est.
I gusti non si discutono.
Proverbio che si fa risalire agli scolastici del Medioevo.

De gustibus non est disputandum.
Ognuno ha i suoi gusti.
Si usa per invitare a rispettare le preferenze di ognuno, per quanto strane, sottolineando come esse siano soggettive, così che ognuno può gradire anche ciò che è giudicato negativamente da altri. Lett. "sui gusti non si deve discutere".

De iure.
Di diritto.

De lana caprina.
Discutere della lana delle capre.
Orazio (Epist., I, 18, 15)

La frase si riferisce a questioni di poca o nessuna importanza, ad argomentazioni capziose, quando, come si suol dire, si va cercando il pelo nell’uovo.

De minimis non curat praetor. 
Il pretore non si occupa di cose di nessuna importanza. 
Chi ricopre alte cariche, non può tener dietro alle inezie. Il detto però si usa anche per colpire la negligenza di qualche superiore che, oltre le cose piccole, non cura nemmeno le grandi

De mortuis nihil nisi bonum.
Dei morti niente se non bene.

De plano.
Facilmente, senza troppa difficoltà.
Locuzione del linguaggio giuridico.

De profundis.
Dal profondo (dell'abisso): (Liturgia, Salmo CXXIX)
È l’inizio del noto salmo che si recita nella liturgia dei defunti. Si usa parlando di persona che si crede spacciata: gli si può cantare il De profundis.

De se confesso non creditur super crimine alterius.
Chi confessa un delitto non è credibile sui delitti che attribuisce ad altri..

De stercore Ennii.
Dall'immondezzaio di Ennio:
Virgilio

Virgilio afferma d’aver preso delle gemme fra l’immondezzaio di Ennio, per scusarsi dell'accusa di plagio d’alcuni suoi versi. La citazione ricorre, nell’ uso corrente, con significato spregiativo, per stigmatizzare le origini di qualche fatto volgare.

De te fabula narratur.
E' di te che si parla in questa favola.
Orazio (Satire, I, 1, 69)

Il poeta, dopo aver dipinta la pazzia dell’ avaro, si rivolge al suo ipotetico interlocutore. L’espressione si usa per richiamare alla realtà qualcuno che, mentre si parla dì lui, fa "l’indiano". E’ analoga al detto: Lupus in fabula (Il lupo di cui si parla nella favola è qui presente).

Debellare superbos.
Abbattere i superbi.
Virgilio (Eneide, VI, 853)

Verso che il poeta mette in bocca ad Anchise, il quale spiega ad Enea la futura missione del popolo Romano.

Debemur morti nos nostraque.
Siamo votati alla morte noi e tutte le nostre cose.
Orazio (Ars poetica, 63)

Il concetto è ripreso anche da Ovidio (In Liviam, 359). Tendimus huc omnes: metam properamus ad unam; Omnia sub leges mors vocat atra suas.(Tutti tendiamo a questo fine, tutti ci affrettiamo ad un’unica mèta; la tenebrosa morte chiama tutte le cose sotto le sue leggi).

Decipimur specie recti.
Siamo ingannati dall'apparenza del bene.
Orazio (Ars poetica, 25)

Veramente Orazio pretende parlar solo dei poeti; ma la sua morale, in questo caso, è di applicazione universale.

Delenda Carthago.
Cartagine deve essere distrutta.
Floro (Storia romana, II, 13)

Era il ritornello consueto di Catone che sempre terminava i suoi discorsi, su qualunque argomento li tenesse con la frase: " Quanto al resto, penso che Cartagine debba essere distrutta", ritenendo che i nemici, o bisogna renderseli amici, o bisogna schiacciarli, se le forze lo consentono e, nel caso di Roma, questa seconda era l’unica soluzione. La frase si usa per esprimere l’idea fissa di qualcuno che torna insistentemente sul medesimo argomento.

Deligere oportet quem velis diligere.
Bisogna scegliere chi si vuole amare.
Cicerone


Dente lupus, cornu taurus petit.
Il lupo assale con i denti, il toro con le corna.
Orazio (Satire, II, 1, 52)

Ossia, in questo mondo, ciascuno si difende coi propri mezzi, e usa le capacità e le armi fornitegli da natura.

Deo gratias!
Grazie a Dio!
Espressione liturgica divenuta comune nel linguaggio familiare per esprimere la soddisfazione d’un buon successo, della partenza di un rompiscatole, della fine d’una conferenza noiosa.

Deo ignoto.
Al dio sconosciuto.
San Paolo (Atti degli Apostoli,XVI I, 22)

Iscrizione letta da S. Paolo su un tempio di Atene, durante il suo ministero apostolico. Ne prese lo spunto per far conoscere il Dio dei Cristiani.La frase s’usa talora per indicare che un libro, un’opera. un monumento, non si sa a chi siano dedicati.

Derideri merito potest qui sine virtute vanas excercet minas.
Viene giustamente deriso chi, senza forza, fa vane minacce.
Fedro

È tratta dalla favola La mosca e mula. Per incitare la mula a correre, l' insetto minaccia di pungerla, ma questa risponde dicendole che teme solo il morso e la briglie messe dall’uomo.

Desine fata deum flecti sperare precando.
Smetti di sperare che i decreti degli dei possano esser piegati con le preghiere.
Virgilio (Eneide)


Desinit in piscem.
Termina a coda di pesce.
Orazio (Ars poetica, 4)

Allusione ad un verso dell’ Ars poetica nel quale l’opera d’arte senza unità è paragonata ad un busto di bella donna che termina con la coda di pesce.

Desipere in loco.
Dimenticare la saggezza nel tempo opportuno.
Orazio (Lodi, 1V, 12, 28)

Il poeta qui consiglia Virgilio a mescolare alla sapienza un grano di pazzia. Vi si trova una qualche analogia con il detto: Semel in anno licet insanire (almeno una volta all’anno è lecito impazzire). Potrebbe intendersi che anche nello studio e nel lavoro sono necessari intervalli di riposo.

Deus ex machina.
Il dio dal meccanismo.
Locuzione relativa al teatro greco, nel quale al culmine dell’azione, interveniva la divinità, fatta discendere dal cielo per mezzo di complicati meccanismi, a sciogliere tutti i nodi del dramma.La frase si suoi applicare alle persone che, in affari arruffati, in situazioni quasi disperate, sanno, all’improvviso, trovare una soluzione.

Deus nobis haec otia fecit.
Un dio ci ha donato questi ozi.
Virgilio (Ecloghe, I, 6)

È un elogio della vita campestre, ritirata, tranquilla. Si legge anche sui portoni d’ingresso di qualche casa di campagna usata per trascorrevi le ferie.

Di meliora piis.
Che gli dei concedano (tempi) migliori agli uomini pii.
Virgilio (Georgiche, III, 513)

Virgilio fa questa invocazione dopo la descrizione delle miserie prodotte dalla peste.Nell’uso corrente lo si indirizza alle persone colpite da qualche lutto, o provate dalla sventura, per augurare loro tempi migliori.

Dictum factum.
Detto fatto.
Ennio


Diem perdidi!
Ho perso la giornata.
Svetonio

Parole che Svetonio attribuisce all'imperatore Tito il quale, dopo una giornata trascorsa senza aver elargito alcun beneficio, avrebbe pronunciato tale storica frase.

Dies aureo signanda lapillo.
Giornata da iscrivere a lettere d'oro.

Dies irae.
Giorno dell'ira.
Tommaso da Celano (Liturgia, Sequenza dei morti)

Sono le due prime parole della nota Sequenza che la Chiesa Cattolica recita o canta sulle spoglie dei suoi fedeli defunti e nel giorno dei Morti: Sequenza che fa un vivissimo quadro della fine del mondo e del Giudizio Universale.

Difficile est longum subito deponere amorem.
E’ difficile far finire improvvisamente un amore che dura da tanto.
Catullo


Difficiles nugae.
Cretinate difficili.
Marziale (Epigrammi, II, 86)

Il Poeta parla delle persone che sudano per far dello spirito, o che si perdono in giochetti di nessuna utilità.

Difficilius ab honestate quam sol a cursu suo averti potest.
E' più difficile allontanarlo dall'onestà, che far recedere il sole dal suo cammino.
Eutropio (Breviario, II, 14)

Elogio che Eutropio mette sulla bocca di Pirro all’indirizzo di Fabrizio, il generale romano che non riuscì nè a vincere nè a corrompere.

Dignitas delinquentis peccatum auget.
L'elevata posizione del reo aumenta la gravità del reato.

Dimidium facti, qui coepit, habet.
Chi comincia è a metà del lavoro.
Orazio (Epist., I, 2, 40)

Corrisponde al nostro "Chi ben comincia, è alla metà dell’opera".

Discite iustitiam moniti, et non temnere divos.
Imparate a vivere rettamente e a non disprezzare gli dei.
Virgilio (Eneide, VI, 620)

Flegias, secondo la mitologia, avendo saccheggiato il tempio di Delfo, fu da Apollo precipitato nel Tartaro e condannato a gridare senza tregua questo ammonimento.

Dissoluta negligentia prope dolum est.
Una sregolata negligenza è quasi dolo.

Divide et impera.
Dividi se vuoi dominare.
Si usa per affermare che ad ogni forma di potere conviene seminare rivalità e discordie, spesso suscitate ad arte, tra i sudditi o tra gli avversari in quanto li rendono meglio domabili. Lett. "dividi e comanda". L'espressione viene attribuita da alcuni a Filippo il Macedone, ma è probabilmente di origine medievale o rinascimentale.

Dixi!
Ho detto!
Motto con il quale si fanno terminare discorsi, ragionamenti, ecc

Do ut des.
Do perchè tu dia.
Sottolinea che ciò che si fa non si fa per niente, ma per avere in cambio qualcosa. Si usa anche per indicare un atteggiamento religioso non fondato su una fede sincera e disinteressata, ma manifestato nella speranza di procacciarsi il favore della divinità con preghiere e offerte. Propr. nel diritto romano indicava una forma di contratto relativo al trasferimento di proprietà di una cosa.

Doctum doces.
Insegni ad uno che già sa.
Plauto


Domina omnium et regina ratio. 
La ragione sia padrona e regina di tutti.
Cicerone


Donec eris felix, multos numerabis amicos, tempora si fuerint nubila, solus eris.
Finchè sarai felice avrai molti amici,ma se il tempo ti si oscurerà rimarrai solo.
Ovidio (Tristia, I, 1)

Questo frase si cita nei casi di improvvise disgrazie, ma soprattutto nelle frequenti delusioni prodotte dall' amicizia.

Donec eris sospes, multos numerabis amicos: tempora si fuerint nubila, solus eris.
Finché sarai fortunato, conterai molti amici: se ci saranno nubi, sarai solo.
Ovidio


Dorsus totus prurit.
Mi prude tutta la schiena.
Plauto


Dramatis personae.
I personaggi del dramma.
Nelle opere teatrali l'espressione introduce l'elenco dei personaggi. Estens., scherz.: Si usa per indicare le persone coinvolte in un avvenimento mondano, politico e simili.

Dubitando ad veritatem pervenimus. 
Col dubbio siamo giunti alla verità.

Dubium sapientiae initium.
Il dubbio è l’inizio della sapienza.
Cartesio


Ducunt volentem fata, nolentem trahunt.
Il fato accompagna chi acconsente, trascina chi resiste.
Seneca (Epist., 107)

In altre parole il destino è irrevocabile e non può mutarsi. E' una visione della vita comune agli scrittori pagani.

Dulce est desipere in loco.
E' piacevole, al momento opportuno, essere stupidi.
Orazio


Dulce et decorum est pro patria mori.
E' bello e dolce morire per la patria.
Orazio (Odi, III, 2, 13)

Con questo celebre verso Orazio stimola i giovani Romani ad imitare le virtù e l’eroismo guerriero dei loro antenati.

Dulcia linquimus arva.
Noi abbandoniamo gli amati campi.
Virgilio (Egloghe, I, 3)

Nostalgico rimpianto alla vita salubre dei campi, che il Poeta mette in bocca a Melibeo, il quale, esule dopo la battaglia di Filippi, rievoca appassionatamente i suoi fertili poderi.

Dulcis in fondo.
Il dolce arriva alla fine (o è alla fine).

Dum excusare credis, accusare.
Mentre credi di scusarti, ti accusi.

Dum nihil habemus maius, calamo ludimus.
Quando non dobbiamo fare cose di maggior importanza, giochiamo con la penna.
Fedro

Gli argomenti di poca importanza di cui parla l’autore citato, sono appunto le favole che corrono sotto il suo nome; cosa giocosa e leggera a prima vista, ma sature di alti e reconditi significati e d’una moralità che si puù dire comune a tutti i tempi ed a tutti i luoghi.

Dum Romae consulitur, Saguntum expugnatur.
Mentre a Roma si discute, Sagunto viene espugnata.
Tito Livio (Storie, XXI, 7)

Si suoi citare la prima parte nei confronti di quelli che perdono giornate intere in consultazioni senza prendere una determinazione.

Duo que maxima putantur onera, paupertatem et senectutem.
Quelli che sono reputati i due pesi più gravosi, la povertà e la vecchiaia.

Dura lex, sed lex!
La legge è dura ma è legge.
In altri termini: anche se la legge importa gravosi sacrifici, bisogna sottomettervisi, poichè tutte le leggi, essendo un freno, comportano un onere.

Dura lex, sed lex.
Per quanto dura la legge va sempre rispettata.
Lett. "è una legge dura ma è la legge". Espressione del latino volgare.

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